Ti aspetterò tutta la vita, se non ci metterai troppo

Il difetto della critica, in generale, sta nell’appropriazione del significato. C’è arroganza, infatti, in chi afferma con certezza di aver trovato chiavi di lettura universali: insomma, lasciateci almeno la fantasia! Ho cominciato a sospettarlo all’università quando, ascoltando i prof. spiegare filosofi e pensatori in generale, mi guardavo intorno cercando sguardi complici e chiedendomi “oh, ma siamo sicuri che intendeva questo”? Sta domanda è tornata come un vecchio mal di schiena, dopo aver visto La La Land.

Tante chiavi di lettura, come tante erano le attese alla vigilia dell’uscita in sala. Vado molto per la spicciolata, perché l’interpretazione a oltranza – come detto – mi annoia: si dice che Damien Chazelle abbia reinventato il musical in chiave moderna e sono i suoi principali protagonisti, Musica e Cinema, che hanno un’importanza significativa a diversi livelli della scrittura drammaturgica. Simboleggiati in primo luogo dai personaggi ‒ Sebastian è un musicista jazz, Mia è un’attrice ‒ rappresentano l’aspirazione a una professione da sogno (Sebastian si guadagna da vivere suonando nei piano bar, Mia fra un provino e l’altro prepara i cappuccini alle star del cinema) e creano l’ambientazione del film, che si svolge in una Los Angeles eterea, sospesa con leggerezza fra passato e presente, ad evocare in modo nostalgico il musical americano e francese degli anni d’oro: tramonti rosa e fiocchi di neve; vestiti anni Cinquanta e scarpette da tip tap; canzoni magiche e balli tra le stelle, sorrisi, lacrime, sospiri.

Ma l’effetto speciale – il solo che valga la pena ricordare – di LLL è il disincanto e magari l’esperienza di un 32enne (Chazelle), alle prese con l’amore. Qui c’è la narrazione che vale l’Oscar, qui è la verità. C’è chi ha accusato il regista di aver cinicamente portato i protagonisti alla realizzazione dei propri sogni, sacrificando la loro relazione. È vero, la storia finisce, benché i due si giurino amore eterno: passano 5 anni e Mia – la più fragile, quella che viene continuamente spronata da Sebastian a rincorrere i propri sogni – è una donna sposata, madre, che una sera finisce per caso nel locale di Sebastian, il quale ha coronato anche lui il suo sogno di integralismo jazz, ma è rimasto solo, forse in attesa di lei (terribilmente bella e triste l’immagine di Sebastian che incontra gli occhi di Mia tra la folla, accanto a suo marito).

Che altro vuoi che faccia? Il capriccio di chi va al cinema spensierato e vorrebbe tornarsene a casa col “vissero felici e contenti”, finisce per negare la realtà. E la realtà può essere meno poetica del sogno, ma è ciò che rimane. La La Land è una donna veramente forte e veramente coraggiosa: non è vero, infatti, che per essere icone femministe c’è bisogno di essere single incallite, alla ricerca di qualcosa che in fondo non si cerca realmente o che – molto peggio – si ha paura di trovare. Dopo aver capito che il primo passo è amare se stessi, c’è bisogno di amare, sbagliare, credere e disilludersi e amare ancora. 

By | 2017-09-20T16:42:03+00:00 giugno 6th, 2017|News|0 Comments

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