Faceva caldissimo sotto la pineta. Nell’aria c’era solo il salmodiare fiacco delle cicale, i cani respiravano veloce e con gli occhi semichiusi, cercando un po’ di refrigerio sull’erba in ombra. Ogni tanto dal mare giungeva un alito di vento che rumoreggiava fra gli alberi, più scenico che piacevole. Fra la luce accecante del sole e il calore che saliva da terra, riuscivo perfino a vederlo; strizzavo gli occhi per eliminare i contorni e le distanze, e portarmi sulla riva ad asciugare la fronte, camminare goffo contro corrente e premere le dita per sentire la pelle spugnata dall’acqua. Raffreddavo il sangue, purificandomi con un battesimo di sale. Sedevi accanto a me, con l’espressione che avevi indossato tutta la vita, mite e impenetrabile, ma anche mitra e inesorabile. Ti guardai con durezza aggrottando le ciglia, non è stato facile starti accanto. Non lo è stato dimostrarsi degni, adeguati, abbastanza. Distolsi lo sguardo in cerca di un’altra immagine che potesse allontanare quei pensieri, sentii le gambe anchilosate e cambiai posizione sulla sedia, e mentre ne cercavo ancora una, mi addormentai. Un sonno inquieto e interferito, inutile; eppure sognai.

La musica di Tetris era dappertutto, nei bar, alla radio e nelle discoteche, nei motivi fischiettati dai ragazzi che la sera affollavano le sale da biliardo, esultando intorno all’eroe di turno che lanciava il guanto di sfida al videogioco, mentre la pioggia di mattoncini veniva giù dallo schermo, incessante e sempre più veloce. Le raffiche del calcio balilla schioccavano come tuoni durante un temporale, manciate di monete da 200 lire posate con disprezzo e spinte con avidità nella fessura del biliardino, i volti rossi di sole e agonismo, le mani sudate e strisciate a intervalli sui pantaloni, come parte del rito, sequenze di un messale. Il tempo era scandito dal tonfo sordo e ripetuto del frigo gelati che si chiudeva, e dai gemiti di sollievo degli attendenti nelle rosticcerie, quando la friggitrice sventagliava patatine, arancini e crocche’ di patate.

La carovana Italia ’90 avanzava strusciando zoccoli di legno, sulla scia elegante delle Graziella, quella intraprendente delle bmx e le risate sotto i pergolati dei risciò. Trascinandosi lenta sulle sedie intrecciate di plastica colorata, i posacenere di ferro tirati a lucido e pronti a strabordare cicche, stelle filanti di confezioni Algida e mucchi di sassolini Brooklin. Guardavamo questo spettacolo disincantati e con quel distacco che avrei tanto maledetto negli anni, figlio di una timidezza mascherata da riserbo.

Seduto sopra di te, dondolavo i piedi annoiato, grattando la gomma delle Superga blu di tela, comprate come ogni anno i primi di giugno e congedate in settembre. Mi distraeva la nudità delle tue gambe, i piedi deformati dal mocassino di pelle e il polpaccio levigato dal calzino in filo di Scozia. Alla fine dell’estate eri ancora quello che scendeva in spiaggia per la prima volta, bianco e stanco, coi capelli che il vento poteva finalmente scombinare e col permesso di sudare. Mamma racconta che quando arrivava domenica e dovevi ripartire, piangevo. Saprei rifarlo oggi? Non so dirlo, ma ricordo che era bello averti con noi, papà, a chiudere il recinto. Quando rincasavi e… «Ammirevole»! verso mamma, e noi in coda. I monologhi di Coppola e del Principe Antonio De Curtis, gli anni ’60 da scugnizzo al porto e quelli di piombo da giovane impiegato in fabbrica; in ascensore con le Brigate Rosse – ma che ne sapevano che sognavi un asino di nome Pasquale… – quando non m’accorgevo di avere i pantaloni stracciati e quella musica… cos’era quella «musica metallica, questo rumore…». È bello ancora adesso, quando mi guardi e scuoti la testa, perché sei «padre di gente tatuata». E sapessi quanto c’è, di te, sotto questa pelle.

Poi un boato, l’esclamazione discreta ed elegante di Bruno Pizzul – «GOLLLEE» – gli occhi spiritati di Totò Schillaci e noi lì in sentinella, che prima di esultare ci guardiamo intorno, per assicurarci che stiano tutti bene.

By | 2019-04-18T14:33:36+00:00 aprile 18th, 2019|Sussurri e Grida|0 Comments

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