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Home 2017-09-26T11:19:25+00:00

OFFICINE  KAIZEN

“Un uomo davvero coraggioso è sempre sereno. Nel fervore della battaglia mantiene la calma; nel mezzo delle catastrofi conserva una mente lucida. I terremoti non lo scuotono, ride delle tempeste”. Inazo Nitobe

Officine Kaizen nasce da una convinzione, figlia di un’irrequietezza: la convinzione secondo cui ognuno, a suo modo, porti dentro l’irrefrenabile necessità di esprimere se stesso. La parola Kaizen è di derivazione giapponese ed è la composizione di due termini: KAI (cambiamento, miglioramento) e ZEN (buono, migliore), e si riferisce al concetto di “miglioramento continuo”.

Il primo a parlarne fu l’economista Masaaki Imai, nel 1986, per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria Nipponica negli anni ’80, con particolare riferimento alla casa automobilistica Toyota, tanto da rappresentare il sinonimo di “Toyotismo”.

Sono entrato in contatto con queste idee durante il mio percorso di formazione e più ne leggevo, più conoscevo la gioia di aver trovato la mia tribù, il mio branco. Cosa potevo farne? Non lo sapevo, ma decisi comunque di lanciarmele dentro, in mezzo alla Strada, alla Spiritualità, le Arti marziali e il Servizio. Poi tutto si è mischiato e contaminato, elementi vecchi e nuovi che hanno creato qualcosa di nuovo, magari non originale, certamente in continuo divenire. 

Tutto questo mi ha persuaso a guardare all’esistenza con occhi nuovi, consegnandomi la responsabilità e la sacralità di ogni gesto.

Officine Kaizen è uno spazio in cui voglio raccontare quello che vedo e mi emoziona, ma anche ciò che vedo e un attimo dopo vorrei dimenticare. Parla di freddo e vento gelido che sferza la faccia, ma anche del sorriso di fronte alla schiarita.

È il racconto di come ho imparato ad apprezzare la tramontana e sofferto lo scirocco, la bonaccia che mi ha insegnato la pazienza e sopra ogni altra cosa, la virtù. Il vento in poppa, quando arriva, è provvidenza incarnata e bisogna apprezzarne il valore.
È il culto di piccole abitudini, come quella di sfogliare le pagine dei libri appena acquistati, avvicinando il naso per sentire l’odore di colla e carta inchiostrata; e ogni volta mi sorprendo a sorridere, perché è quello che faccio fin da bambino.

Tratta di una casa in campagna durante la vendemmia e dei miei passi lenti nell’erba alta, con i palmi delle mani e le gambe che accarezzano la superficie degli steli, procurandomi il solletico. Officine Kaizen è strada di montagna, spalle indolenzite e ginocchia dolenti, però mai che si ceda un metro. È il fragore dell’onda che rompe sulla scogliera per entrare e anche se ogni volta viene ricacciata in mare, sa che domani è un altro giorno e una nuova occasione per provare. La scelta che rinnovo ogni giorno di usare gentilezza e per questo perdere il sonno, accusare mal di schiena, fare tardi e perdere un’occasione, arrivare in tempo e rendermi conto che non ne valeva la pena, sbagliarmi.  Non potrei fare altrimenti, non saprei fare altrimenti. 

Per fortuna o grazie a Dio, è anche ridere di tutto, cominciando da se stessi, in barba a tante, troppe persone che non ne capiranno mai il valore.

Officine Kaizen è un veliero uscito dal porto, che finalmente va per mare.

 

“Solo chi ha un villaggio nel cuore può comprendere il mondo”

(Ernesto De Martino)

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